Il Rinascimento a Chianciano

Dal fasto alla crisi. Dalla crisi alla ripresa


Nel Rinascimento Chianciano, le cui sorti erano da tempo vincolate a quelle di Siena, contava all’incirca 3.000 abitanti che vantavano un livello economico medio-alto, per l’epoca. Il reddito, oltre che dall’agricoltura, derivava in maniera sempre crescente dalle attività termali e da quelle ad esse collegate.

In questo periodo cominciarono ad affermarsi la denominazione di “Acqua Santa” e, dalla poliziana Sant’Agnese Segni (1268-1317) che venne a curarsi nelle acque di Chianciano, quella dei “Bagni di Sant’Agnese“. E’ proprio in questo periodo che la fama delle proprietà terapeutiche delle acque di Chianciano si espanse ovunque.

La Repubblica di Siena da tempo accusava, però, irreversibili sintomi di decadenza, accentuati dalla presenza, in questo punto strategico del suo territorio, dalla presenta della cosiddetta “quinta colonna” di Firenze, ovvero la presenza di Montepulciano a poca distanza. Già nel 1397 gli abitanti di Montepulciano avevano tentato di occupare Chianciano assediando il Castello con ben 132 armati che riuscirono ad aprirne le porte. I chiancianesi riuscirono a respingere i poliziani ma dopo che questi avevano tentato di dare fuoco alla Chiesa di San Giovanni Battista (la Collegiata).

Con l’indebolirsi della Repubblica di Siena iniziò un periodo di disagio sociale, aggravato dalle pestilenze, dalle carestie, dalle ruberie delle compagnie di ventura e dei banditi che scorrazzavano soprattutto in Val d’Orcia, dove si trovava all’epoca la grande via di comunicazione che Roma portava in Europa.

A partire dal XV secolo si verificò una piccola ripresa ma non paragonabile a quella splendida della prima metà del Trecento.

La situazione andò precipitando a partire dall’assedio di Siena, attuato dai Fiorentini nel 1552, e per resistere la Repubblica Senese chiese aiuto a Carlo V di Spagna, accolto con trionfo in città nel 1536.

Sedici anni dopo, nel 1552, Siena si ribellò cacciando il rappresentante imperiale Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco (Granada 1503 o 1504 – Madrid 14 agosto 1575) – una delle figure più eminenti della cultura spagnola del sec. 16º, perfetta incarnazione dell’aristocratico rinascimentale, soldato e uomo di lettere – e si alleò con i francesi. La vendetta di Carlo V non si fece attendere e nel 1553 organizzò una coalizione che, oltre ai suoi spagnoli, comprendeva Fiorentini e Lanzichenecchi, nell’intento di annientare una volta per tutte Siena.

Chianciano, come detto le cui sorti erano vincolate a Siena, per resistere agli assalti nemici nel 1553 rafforzo le opere difensive del Castello, armando la fortezza di San’Angelo (oggi Monastero) e i due rivellini e costruendo anche un ponte levatoio nella porta principale (oggi Porta Rivellini) con un profondo fossato scavato a difesa delle mura e di tutte e tre le porte.

 

Intanto, il 2 agosto 1554, l’esercito franco-senese ingaggia in maniera sciagurata una battaglia contro i contingenti imperial-medicei a Scannagallo (Marciano della Chiana) uscendone sonoramente sconfitto (vedi immagine della Battaglia di Scannagallo in Val di Chiana, nel dipinto di Giorgio Vasari e Jacopo Zucchi, Firenze, Palazzo Vecchio, Salore dei Cinquecento).

A Chianciano la costruzione dei rinforzi difensivi, del ponte levatoio, del fossato, risultò tutto vano perché in un gelido mattino di dicembre del 1554, sotto una fitta pioggia mista a neve, il Castello di Chianciano fu colpito dalle cannonate dell’artiglieria e dalle archibugiate dei Lanzichenecchi. Il Castello e tutto il complesso murario, comprese le campagne, furono completamente devastati.

Per ordine Gian Giacomo de’ Medici, marchese di Marignano, furono abbattute le mura, la torre del Cassero, e crollarono in breve tempo quasi tutte le case, la Chiesa di Santa Maria della Stella (attuale Chiesa dell’Immacolata, accanto a Porta Rivellini), l’ospedale di San Ionnis (che era accanto all’attuale Chiesa di San Giovanni Battista). Morirono 1680 persone (così riporta lo storico chiancianese Desiderio Maggi), furono distrutte e incendiate 240 case su 300.

Per Chianciano, totalmente devastata e distrutta, iniziava la dominazione medicea e Cosimo I, dopo questa grande distruzione, non rimase insensibile alle necessità dei nuovi ma pochi sudditi superstiti. Fece erigere una torretta con sul fronte lo stemma mediceo, contribuì alla ricostruzione del centro abitato destinato a cambiare per sempre fisionomia e lentamente fu ricostruita la “nuova” Chianciano, che si presenta così come oggi noi la vediamo.

Nel 1567 i resti della Fortezza del Corno (in fondo al paese), oramai diventata inutile, fu trasformata nel Monastero di San Giovanni Evangelista, per poter ospitare le cinque monache domenicane che avevano preso le distanze da quelle che si trovavano nel Monastero di Sant’Arcangelo.

Nel 1571 il filosofo, medico e scrittore Andrea Baccio (Sant’Elpidio a Mare, 1524 – Roma, 24 ottobre 1600) pubblicò il De Thermis, un grandioso trattato di idrologia, che trattava delle proprietà terapeutiche delle acque e della loro storia, che gli diede grande notorietà (il volume fu più volte ristampato e l’edizione più recente è del 1711) e grazie al quale le acque minerali e i Bagni di Chianciano fecero il loro ingresso ufficiale nella letteratura scientifica. Andrea Baccio nel 1586 divenne medico (archiatra) di Papa Sisto V.

La comunità di Chianciano, nonostante la crisi economica che cominciava ad affliggere Firenze, poco prima della morte di Cosimo I (1574), con le proprie risorse nel 1579 riorganizzò un piccolo ospedale vicino alla Chiesa di San Giovanni Battista, in sostituzione di quello provvisorio che si trovava nella Contrada delle Taverne (Spedale di Santa Maria della Stella, accanto all’attuale oggi Chiesa dell’Immacolata) che aveva subito danni durante la guerra di Siena. Nello stesso anno fu costruita la Chiesa della Compagnia, vicino al cimitero parrocchiale e nel 1580 fu restaurata la Chiesa di Santa Maria della Stella, oggi dell’Immacolata.

 

 

Morto Francesco I de’ Medici, nel 1587, ed asceso al potere Ferdinando I che tentò di riportare la signoria medicea agli antichi splendori, uomo dal carattere tollerante e benevolo che godeva della stima e dell’affetto del popolo, la pax ferdinandea (pace) non mancò di far sentire i suoi benefici a anche Chianciano: migliorarono le condizioni economiche, derivanti soprattutto dall’agricoltura (concretamenta dimostrata con l’edificazione della Chiesa della Madonna della Rosa).

Lo sviluppo economico nel XVII secolo parve rallentare. Epidemie, come la peste, che debellarono la popolazione italiana in diversi luoghi, giunse anche a Chianciano. L’ultima epidemia scoppiò a Chianciano tra il 1656 ed il 1657 e falcidiò il 12% della popolazione, così gli abitanti passarono da 1800 a 1600 circa.

Tuttavia, a Chianciano, grazie all’agricoltura, non si bloccò l’ascesa. L’importanza delle Terme a Chianciano, per i primi anni di questo secolo, si ridimensionò ma, a partire dal 1631, grazie al medico Paolo Maria da Forlì, iniziò la letteratura medico-scientifica delle acque di Chianciano, che sarebbe stata proseguita dal romano Francesco Cognetti nel 1655.

Nel 1667 i Bagni di Sant’Agnese si trovavano in uno stato di abbandono, come risulta dalla supplica al Granduca Ferdinando II, firmata dai priori di Chianciano Ottavio Casuccini e Carlo Giuseppe Vegni, sovrintendenti a questi bagni, che chiedevano fondi per la ristrutturazione dello stabilimento. La comunità di Chianciano, però, sia con Ferdinando I, che con il suo successore Cosimo III de’ Medici, non ottenne alcun finanziamento neppure per lo stabilimento termale dell’Acqua Santa che, anch’esso, dovevo essere ristrutturato.

 

 

Così, nel 1674 fu il Comune di Chianciano a chiedere al Granducato di Toscana di poter restaurare a proprie spese lo stabilimento dell’Acqua Santa, sulla cui facciata fu posta la seguente iscrizione:

A(d) M(aiorem) D(ei) G(loriam)

Balnea ista inter celebres Porsennae

Delicias insignia post varios Imperii

Casus penitus diruta ipsique famae

Pene ignota tandem cura dominicis

De Angelottis i.v.d. Io(hannis) A(ndrea) de’

Vegni p.c.e. restaurata s.p.a.d.

MDCLXXIII

(Per maggior gloria di Dio questi bagni, celebri fra le varie sventure dell’Impero e quasi ignoti alla fama stessa, finalmente sono stati restaurati a spese pubbliche l’anno del Signore 1674 per cura di Domenico Angelotti, dottore di Diritto canonico e civile, e di Giovanni Andrea de’ Vegni).

Oggi questa iscrizione e possibile vederla proprio in prossimità dell’area della mescita dell’Acqua Santa.

Per approfondimento su coloro che hanno scritto, fino ad inizio Ottocento, sulle acque di Chianciano si veda il volume: Storia naturale di tutte l’acque minerali di Toscana, di Giuseppe Giulij, Tomo secondo, Siena, 1833.

Tra gli scrittori ricordati nel volume indicato sopra:

Filippo Cignozzi, Sull’utilità dell’acqua minerale di Chianciano, Poligrafica Fiesolana, 1825.

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