Il Settecento

Dopo alterne vicende la comunità si dà nuovi Statuti nel 1544 e si sviluppa nel secolo successivo.

Tra le alterne vicende storiche, dal 1737 in poi, con la consegna da parte delle potenze europee del Granducato di Toscana agli Asburgo-Lorena, che modificarono profondamente la politica dei Medici, anche il territorio di Chianciano subisce una nuova modifica.

Uno dei maggiori pregi dei Lorena si identificò nella loro discrezione, basti pensar che sostituirono lo Stemma dei Medici a Palazzo Vecchio a Firenze, ma nella stragrande maggioranza degli edifici pubblici rimasero gli stemmi dei Medici, come nel caso di Chianciano, dove è possibile ancore vederlo sulla parete della Torre dell’Orologio.

Su come si presentava il paese di Chianciano all’epoca lo possiamo ben vedere dalla pianta dettagliata realizzata nel 1762 dall’artista e scienziato chiancianese, Leonardo Massimiliano de’ Vegni. La pianta (che potete vedere nella sezione foto di questa voce) riporta la strada che conduceva alla zona termale e pone in rilievo l’aspetto del borgo dopo la ricostruzione e le ristrutturazioni effettuate per risanare i danni conseguenti alle distruzioni di quel fatidico 1554. Entro le due cinta di mura, al di là delle tre porte di accesso si possono notare gli edifici che ospitavano le sedi della Scuola di Retorica, della Posta, il cui servizio fu istituito in Toscana nel 1746, e del Teatro.

In merito al Teatro storico di Chianciano si veda: E. GARBERO ZORZI, L. ZANGHERI (a cura di), I teatri storici della Toscana, I. Siena e Provincia, Roma, Multigrafica, 1990.

Pietro Leopoldo, succeduto nel 1765 al padre Imperatore Francesco Stefano, riprese con grande entusiasmo le riforme avviate prima e curò in particolar modo le opere di bonifica, cercando di ripopolare i luoghi che risultavano poco sani, fece costruire nuove vie di comunicazione, senza trascurare l’agricoltura, che incoraggiò favorendo la formazione delle piccole proprietà. Di grande importanza risultarono le riforme amministrative che riproponevano di rivalutare le autonomie locali, giudiziarie ed ecclesiastiche.

In quest’ottica, nel 1777, in seguito alla Riforma Comunicativa per la Provincia Superiore dello Stato di Siena, Chianciano fu aggregata alla Comunità Riunita di Sarteano ma, sebbene perse la propria autonomia, fu beneficiata dalla generale ripresa economica.

Nel 1786 Pietro Leopoldo visitò gli stabilimenti termali di Chianciano e l’anno seguente, dopo anni di abbandono furono restaurati i Bagni di Sant’Agnese (oggi Sillene e Piscine termali Theia) che vennero dotati di nuove vasche in cui l’acqua poteva giungere dal cratere attraverso un canale coperto. Contemporaneamente aumentò il flusso dei turisti in cura alle Terme, tanto che fu necessario uno scrupoloso ordinamento per accedere alle cure termali.

Sopra disegno di Giordano Masci – il disegno ripropone le vasche dei Bagni di Sant’Agnese – oggi piscine termali Theia – che mostrano come potevano essere state ricostruite. Disegno realizzato sulla base della relazione di Carlo Giuseppe Vegni e Luigi Sgrelli del 1776 e di Giuseppe Baldassarri. 

I due chiancianesi, Pietro Bonci Casuccini e Francesco di Anton Maria Angelotti, il 4 giugno 1790 si fecero promotori, inviando ai confalonieri e priori di Sarteano, il progetto di “disciplinamento medico per i curandi”. In sostanza, chiedevano che per accedere alle cure termali dell’Acqua Santa venisse prescritta una ricetta medica e che i curandi fossero assistiti durante la cura. Inoltre, fu deciso che l’Acqua Santa dovesse essere spedite fuori da Chianciano, imbottigliata e munita di un sigillo con lo stemma chiancianese, e pubblicizzata attraverso La Gazzetta, il primo giornale toscano (1766), che usciva ogni sabato.

Nel 1790 iniziarono altri importanti cambiamenti negli assetti della Toscana. Il Granduca Pietro Leopoldo, in seguito alla morte dell’imperatore Giuseppe II, salì al trono austriaco e cedette il Granducato di Toscana al suo secondogenito Ferdinando III. Nel breve periodo di reggenza fra la partenza da Firenze di Pietro Leopoldo e l’insediamento ufficiale di Federico III portò gli oppositori di Lorena a creare un movimento che portò alla soppressione o modifica di gran parte delle leggi emanate negli anni precedenti che regolavano il settore ecclesiastico ed economico. Nel 1792 fu abolita la legge sul libero scambio del commercio di frumento, il prezzo del grano aumentò a dismisura e Ferdinando III dovette nel 1795 reintrodurre il libero scambio.

 

 

 

Anche Chianciano fu coinvolta in questi tumulti, noti con il nome di “Viva Maria“.

Intanto a Chianciano nel 1792, dopo sette anni di chiusura per ordine di Pietro Leopoldo, ricomparvero le rappresentazioni al “Teatro della Comunità“, che si trovava in paese accanto alla Sala de’ Vegni, in Piazzolina dei Soldati, dove oggi ci sono dei giardinetti che si affacciano sulla Val di Chiana, perché quello splendido teatrino brucerà a metà degli anni Sessanta del Novecento.

Sul finire del Settecento, gli eserciti della Rivoluzione francese cominciarono a scorrazzare per la Penisola. Ferdinando III si dichiarò neutrale ma, dopo l’arrivo delle truppe francesi, all’interno della Società Toscana si accentuarono contrasti e ai tumulti di protesta popolare antigranducali. I tumulti erano iniziati nel 1790, causati dallo stato di estrema povertà della gente, seguirono movimenti che strumentalizzando lo scontento popolare, furono indirizzati in senso antifrancese fino a diventare un vero e proprio movimento reazionario a partire dal 1799, anno di occupazione della Toscana dai francesi. Ferdinando III fu costretto dai francesi all’esilio e con il Trattato di Lunéville del 1800, stipulato tra l’Imperatore d’Austria e Napoleone, la Toscana venne assegnata a Ludovico di Borbone, figlio del duca di Parma, che assunse il titolo di re dell’Etruria, ma questo assetto durò poco.

Con il Trattato di Fontainebleau (4 aprile 1814) la Toscana venne suddivisa in tre dipartimenti, Arno, Mediterraneo e Ombrone, e annessa all’Impero Francese. Chianciano rientrò nel dipartimento dell’Ombrone che, con capoluogo Siena, comprendeva Siena e Grosseto. Siamo in un epoca di continue riforme all’inizio dell’Ottocento, e Chianciano farà parte, tra il 1814 ed 1826, del territorio senese per poi passare dal 1826 al 1848 nel nuovo compartimento di Arezzo. Chianciano, e gli altri comuni di “parlata senese” della Val di Chiana, con la riforma amministrativa del 1848 furono nuovamente riaggregati al compartimento di Siena che, con il Regno d’Italia, divenne l’attuale provincia di Siena.

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