I rivoluzionari del “Viva Maria”

Siamo sul finire del Settecento e, dopo l’arrivo delle truppe francesi, all’interno della Società Toscana si accentuarono contrasti e ai tumulti di protesta popolare antigranducali, iniziati nel 1790, causati dallo stato di estrema povertà, seguirono movimenti che strumentalizzando lo scontento popolare. Le proteste furono indirizzate in senso antifrancese fino a diventare un vero e proprio movimento reazionario a partire dal 1799, anno di occupazione della Toscana da parte dei francesi.

Il movimento reazionario di “Viva Maria”, fu una delle insorgenze antinapoleoniche scoppiate in Italia fra il 1799 e il 1800 ed ebbe come suo teatro principale la città di Arezzo e la Toscana, ma si diffuse anche nei territori limitrofi dello Stato Pontificio.

Anche Chianciano fu coinvolta in questi tumulti noti con il nome di “Viva Maria”.

Aderì al movimento realista del “Viva Maria” Pietro Bonci Casuccini (Chiusi 12 luglio 1757- 18 gennaio 1842) – che all’epoca era il più importante proprietario terriero della zona di Chianciano e di Chiusi – che, ribellandosi al dominio napoleonico, subentrato a quello dei Lorena, da Arezzo dilagò rapidamente in tutta la Valdichiana, raggiungendo la Val d’Orcia, il Casentino ed il Valdarno.

Nei centri della Valdichiana fu notevole l’impatto emotivo sulla popolazione, tanto che si formarono numerose bande armate e Pietro Bonci Casuccini divenne capitano di quelle chiancianesi e chiusine, guidando anche il loro ingresso a Siena il 28 giugno 1799.

L’occupazione francese aveva fra i suoi scopi quello di procurarsi fondi per la madrepatria in guerra e quindi doveva autofinanziarsi, procurarsi vettovaglie e munizioni. Le popolazioni, soprattutto nelle campagne, erano senza dubbio vessate. Era uso comune dell’armata Francese esigere il pagamento di una sorta di riscatto alle città occupate al fine di scongiurarne il saccheggio da parte delle proprie truppe (che sovente però veniva ugualmente perpetrato).

Il Granducato di Toscana era fra gli stati più civili d’Europa: il codice leopoldino a quell’epoca aveva già abolito la pena di morte. Inoltre i granduchi Pietro Leopoldo, prima, e Ferdinando III, poi, avevano condotto una politica che favoriva un razionale sfruttamento della campagna che aveva apportato notevoli benefici, soprattutto ad Arezzo: opere pubbliche di bonifica (si pensi alla Valdichiana), razionalizzazione dell’agricoltura: si pensi alla costruzione delle “leopoldine”, tipiche case coloniche toscane, che nei dintorni di Chianciano Terme, oggi, si possono ancora ammirare.

Esisteva dunque un ideale di fedeltà al legittimo regnante non soltanto di facciata ma radicato nella popolazione.

Solo con il Motuproprio del 14 aprile 1807 la municipalità di Chianciano venne ripristinata e rimase tale fino a che, nel 1808, durante la dominazione francese, divenne sede di Mairie (municipio).


La Toscana liberata grazie al Viva Maria!

Il movimento di popolo che seppe opporsi eroicamente all’invasione francese

Il termine “Viva Maria” indica tradizionalmente l’insorgenza tosco-umbra del 1799, che ha il suo epicentro ad Arezzo e che coinvolge anche i territori limitrofi del lago Trasimeno e dell’alta valle del Tevere, appartenenti allo Stato Pontificio, cioè la resistenza popolare all’esportazione militare della Rivoluzione francese del 1789 da parte delle truppe di Napoleone (1769-1821) verificatasi fra le odierne Toscana e Umbria.

Come tutti i fenomeni contro-rivoluzionari, anche quello del Viva Maria è un fenomeno prevalentemente popolare in difesa delle tradizioni religiose e culturali, nonché del patrimonio, pure materiale, delle comunità locali.

Le armate francesi penetrate in Italia nella primavera del 1796, con l’apporto dei giacobini locali tentano dovunque, in modo brutale e senza mediazioni di sorta, di laicizzare le istituzioni e di sovvertire alla radice le tradizionali forme di espressione della sovranità e della rappresentanza  politica, distruggendo e criminalizzando le plurisecolari entità statuali esistenti, e imponendo nuovi modelli culturali e politici.

Il popolo si solleva quasi subito.

 

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