Le origini etrusche di Chianciano Terme

Dalla ricerca archeologica i reperti aiutano a ricostruire la storia

Il territorio di Chianciano Terme, ubicato sul versante meridionale della provincia di Siena, conosce un grande sviluppo già nel corso dell’epoca etrusca come testimonia ampiamente la vasta necropoli di Tolle, in corso di scavo dal 1996.

Ancora nel V secolo a.C. la ricchezza del territorio è documentata dalla necropoli della Pedata che ha restituito due statue-cinerario in pietra fetida e dagli importanti frammenti di un donario bronzeo scoperto presso la sorgente Sillene.

Sotto il profilo archeologico, l’indagine di superficie nel territorio comunale ha permesso di evidenziare i caratteri insediativi di un’area di confine, rilevando le dinamiche del popolamento tra la preistoria e il basso Medioevo.

La ricerca archeologica ha avuto inizio nel 1986 e ha interessato l’intero territorio comunale, fornendo interessanti indicazioni sul paesaggio nell’antichità e nel Medioevo.

I numerosi ritrovamenti hanno dato vita a importanti scavi archeologici riguardanti la preistoria, il periodo etrusco e quello romano, e i materiali ritrovati costituiscono le ricche collezioni del Museo Civico Archeologico di Chianciano Terme.

Le proprietà benefiche delle acque minerali di questa cittadina erano già apprezzate da Etruschi e Romani, che avevano occupato stabilmente la zona edificando un importante centro abitato.

La presenza in questo territorio di numerosi sepolcreti fa pensare a un insediamento, forse più di uno, gravitante intorno alla città di Chiusi. Se Chiusi ha però raggiunto il periodo di maggior splendore nel V secolo a.C., nel chiancianese sono ricchi i resti del periodo del Bronzo e del Ferro. Tra questi degno di nota è l’insediamento neolitico di Chiarentana, alle pendici del monte Cetona, dove sono state scoperte le fondamenta di alcune capanne con la presenza di resti ceramici e materiali in ossidiana.

Il ritrovamento di questi oggetti testimonia un ricco scambio commerciale che era esistente con l’arcipelago pontino, e in particolare con l’Isola di Palmarola, luogo di produzione dell’ossidiana.

Alla fine dell’età del Ferro (X – IX secolo a.C.) in queste colline che si affacciano sulla Val d’Orcia si formò un ricco e popoloso insediamento del quale non c’è traccia ma che è sicuramente esistito per via della ricca necropoli in corso di scavo dal 1990.

L’Associazione Geo-Archeologica di Chianciano Terme in questa data ha incominciato lo scavo di una vasta area situata in località La Foce riportando alla luce oltre 700 tombe che vanno dall’inizio dell’VII alla fine del VI secolo a.C.

Si tratta di tombe a ziro (dove le ceneri sono contenute in grandi ziri di terracotta insieme al corredo), di tombe a cassonetto (contenitori a forma di parallelepipedo in pietra con la stessa funzione dello ziro) e di tombe a camera, scavate nel tufo.

La particolarità di questa necropoli è costituita dalla presenza di un numero così elevato di sepolcri e dalla ricchezza del materiale in essi contenuti. Mentre qui infatti esistono diverse centinaia di tombe, nell’agro chiusino sempre dello stesso periodo (orientalizzante) sono venute alla luce solo una settantina di sepolcri.

La presenza di un centro abitato così grande per l’epoca è dovuta alla posizione strategica in cui si trovava: a cavallo di un passo a 500 metri di altitudine dove passava l’antica Rosellana, la principale arteria di collegamento tra le città costiere e l’Etruria interna (Chiusi, Perugia, Cortona, Arezzo).

Di notevole interesse sono poi i materiali contenuti in queste tombe: vasellame etrusco in terracotta acroma, in bucchero, gioielli in bronzo e argento (anelli, armille, collane).

Nelle tombe più tarde sono frequenti vasi d’importazione: attici e corinzi. Tuttavia la fortuna di questa necropoli è dovuta al ritrovamento di una settantina di canopi, sculture fittili che hanno la forma della testa del defunto sorrette da un “trono” e contenenti le ceneri del morto.

La necropoli della Foce è stata abbandonata nel V secolo a.C., anche se in periodo ellenistico riutilizzata sporadicamente. In questo periodo si sviluppa un’altra necropoli, situata nella zona Pedata-Morelli. Si tratta di sepolcri a camera molto grandi, spesso con alcune camere per tomba, dal ricchissimo corredo. Da quest’area provengono alcune statue cinerario in pietra fetida conservati al Museo Archeologico di Firenze, tra cui la celebre Mater Matuta, cippi funerari e altri materiali. Importante è poi il materiale bronzeo, di elegante fattura. Questo complesso sistema funerario appartiene a un ceto aristocratico di possidenti terrieri, spesso in contrasto con l’ambiente chiusino.

Il periodo ellenistico vide la nascita di alcuni santuari dedicati alle divinità delle acque, anche se alcuni erano già sorti in precedenza. Tra questi il più famoso è il Tempio dei Fucoli; trovato nell’omonima collina ci ha restituito parte dei suoi frontoni in terracotta che raffigurano scene mitologiche. È proprio in quest’epoca, però, che la civiltà etrusca entra in decadenza sia per problemi interni sia per la sempre crescente romanizzazione.

I Romani hanno diviso le terre del Chiancianese in vasti latifondi, che hanno contribuito a eliminare il ceto di piccoli proprietari terrieri che in periodo etrusco si affiancava alla nobiltà.

Di questo periodo è la fattoria tardo-etrusca di Poggio Bacherina, che ci ha restituito vasche per la produzione di vino ed olio.

 

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