Statuto del Comune di Chianciano del 1544

Lo statuto di Chianciano del 1544 è sicuramente uno dei più corposi, interessanti e significativi dell’intera serie di 156 manoscritti del fondo Statuti dello Stato dell’Archivio di Stato di Siena, prodotti dai Comuni dell’antica Repubblica senese tra XIII e XVIII secolo.

L’originale di questo statuto si conserva presso l’Archivio di Stato di Siena e ne esiste una copia conservata presso l’Archivio comunale storico di Chianciano Terme.

Non tutte le comunità si dotavano, tuttavia, di statuto ma nel caso  di Chianciano, Comune allora popoloso, che forse giungeva a 3.000 abitanti, pensarono che era opportuno dotarsi di una normativa statutaria degna di una vera città.

Chianciano nel tardo Medioevo, nonostante non potesse fregiarsi del titolo di Civitas, perché non era sede vescovile (come invece, nel Senese,  e fosse dunque semplicemente una Terra), somigliava assai più ad una piccola città che non ad un Comune rurale.

Chianciano era all’epoca una realtà pressoché unica nell’area senese: quasi una sorta di piccola Repubblica a sé, una Repubblica, per di più, con un suo particolare accento ‘popolare-democratico’.  I Chiancianesi (“Commune et homines“) potevano eleggere il proprio Podestà e questo lo possiamo leggere anche nello Statuto senese del 1545, nella rubrica 252 dove è scritto: De Potestate Clanciani.

Lo statuto tardo-duecentesco del 1287, come questo del 1544, testimoniano una realtà sociale articolata, con attività produttive e figure professionali, con una cultura di governo tutt’altro che rudimentale.

Didascalia: pagina dello statuto con la rubrica iniziale riguardante l’organo supremo del Consiglio del Popolo

Lo statuto del 1544 è stato pubblicato per la prima volta solo nel 2014 con il titolo di Chianciano e i suoi statuti in età moderna. Una comunità federata dello Stato di Siena, a cura di Alessandro Dani e Anselmo Rondoni, introduzione di Mario Ascheri.

Dall’introduzione di Mario Ascheri, storico e docente di Storia del diritto medievale e moderno, di cui riprendiamo parte del testo, riusciamo a capire come si viveva a Chianciano in questa epoca.

Da questo statuto, infatti, apprendiamo la storia del Comune in un’epoca di solito poco considerata, quella ‘moderna’ del Cinque-Settecento, schiacciata com’è in queste terre tra gli splendori medievali e le ansie di nuova modernità innescata dalle novità culturali dell’Illuminismo e dalle sorprese politiche prodotte dalla Grande Rivoluzione.

Lo Statuto di Chianciano del 1544 è un lungo testo in un bell’italiano del Cinquecento, un testo toscano sicuro quanto al luogo, data e sua paternità, peraltro con spunti di lessico speciale non infrequenti specie per il mondo agricolo e dell’allevamento.

Questo statuto è stato la carta d’identità del Comune di Chianciano, come in ogni Comune, fino alle riforme di fine Settecento, perché – a differenza dell’idea da allora prevalsa – si pensava che ogni comunità dovesse godere di un corpo di regole ‘proprie’ oltre a quelle più generali, condivise dai giuristi o imposte dallo Stato in via di accentramento e allargamento delle sue funzioni.

Al tempo degli statuti le comunità dovevano provvedere da sé per tutti i bisogni quotidiani, dalla scuola alle acque, alle strade, alla custodia dei campi, addirittura alla tutela delle chiese cittadine, alla moralità pubblica fino ad arrivare alla predicazione per i grandi appuntamenti religiosi, come la Quaresima, ed è quindi naturale che avessero un libro in cui venivano raccolte le regole vigenti, di solito stratificatesi nel corso del tempo (cioè, anche di vari secoli…).

Lo statuto era localmente una specie di Bibbia per il cittadino e ad esso c’era da riferirsi per tutto, ogni santo giorno, facendo attenzione a non incorrere in una delle tante proibizioni che lo costellavano.

Lo Stato, il governo centrale, esisteva per qualche tassa (rispetto a ora leggerissime), per qualche strada più importante, per l’Università (quando c’era), l’esercito, la diplomazia e la giustizia, o certi suoi livelli, talora delegati anch’essi dai Comuni, come in questo caso.

Lo statuto di quei tempi indicava persino le modalità di controllo della proprietà e della cittadinanza, che erano, infatti, fortemente controllate. Contro ogni regola del tempo, i cittadini della città dominante non potevano comprare immobili a Chianciano, per evitare un loro consolidamento che si sarebbe potuto sviluppare ad altri livelli. I forestieri che vi si stabilivano potevano essere ammessi alla cittadinanza locale solo previo il gradimento della collettività.

Controllo del territorio, conservazione di beni comunali aperti all’uso collettivo, promozione di strutture utili come le fonti, partecipazione larga al governo degli affari collettivi, spiegano la relativa stabilità demografica e lo stesso livello relativamente alto di benessere in un periodo di generali difficoltà altrove.

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