Chiesa dei Martiri Fabiano e Sebastiano

A questi Santi è dedicata la chiesa in Piazza Matteotti, oggi sconsacrata, i santi celebrati nella ricorrenza della loro morte: il 20 gennaio

Questa chiesetta venne edificata nel 1476 nel cuore del paese medievale, nella zona che veniva chiamata “Terziere dei Militi”. Questa chiesa ha avuto un ruolo di grande rilievo soprattutto dopo che il centro cittadino, nel secolo XV, si spostò dalla duecentesca Piazza del Podestà – all’epoca chiamata anche piazza del Palazzo e conosciuta anche come Piazza dei Balestrieri (oggi Piazzolina dei Soldati) – verso quella situata a fianco del Castello dei Conti Manenti, poi ex Monastero (oggi Piazza Matteotti).

La sua storia inizia per la profonda devozione dei chiancianesi ai Santi Fabiano e Sebastiano, quest’ultimo considerato protettore contra la peste.

Particolare della facciata della Chiesa dei Martiri Fabiano e Sebastiano

La leggenda

Si narra, infatti, che durante una pestilenza contagiata da un corvo la popolazione di Chianciano ricorse alle preghiere implorando i Santi Fabiano e Sebastiano.

Accadde allora che, mentre tutto il popolo era raccolto in preghiera, nella pubblica piazza si vide precipitare a terra un corvo morto davanti all’immagine di questi Santi e dal quel momento cessò questa grave calamità.

I chiancianesi, visto questo straordinario evento, vollero erigere nella stessa piazza una Cappella consacrata ai Martiri Fabiano e Sebastiano, facendo voto perpetuo di ricorrere, con una solenne festa, il 20 gennaio, ricorrenza della morte dei due Santi.

A Chianciano questa solenne festa si è sempre celebrata dal 1476 fino a tutto l’Ottocento, poi se ne è perso, purtroppo, l’usanza. Quella che oggi si chiama Piazza Matteotti, nel medioevo si chiamava Piazza San Sebastiano e, una volta eretta la chiesa e stabilito che il 20 gennaio si sarebbe fatta la festa in onore di San Fabiano e Sebastiano, fu costituito anche un gruppo i “Festaioli di San Sebastiano“.


Questa chiesa, dopo essere stata per molti secoli il fulcro del fervore religioso dei cittadini di Chianciano, fu chiusa al culto nel 1784, in seguito alla generale soppressione delle chiese di epoca lorenese e fu ceduta al nobile chiancianese Girolamo Angelotti.

Una volta ceduta la chiesa, Girolamo Angelotti la trasformò in una bottega di merceria ma, il 6 settembre del 1800, la restituì alla comunità di Chianciano che, dopo averla restaurata, vi fece costruire un altare sul quale fu posizionato, il 7 settembre del 1800, portata dalla chiesa pericolante del Castagnolo, l’affresco della Madonna Santissima del Conforto, immagine alla quale i chiancianesi erano molto devoti.

Attualmente è possibile vedere questa opera all’interno della cappella del SS. Sacramento della Chiesa Collegiata di San Giovanni Battista.

A metà dell’Ottocento, nel 1846, al tempo del Gonfaloniere del Comune Orazio Bartoli Avveduti, quando fu demolita la vecchia torretta dove anticamente era posizionato l’orologio, i chiancianesi pensarono di ricostruire questa chiesa munendola anche di torre, per posizionare qui l’orologio. Invece, fu presa la decisione di riedificare la chiesetta nello stesso punto dove si trovava e dove oggi la vediamo. I lavori di restauro furono eseguiti dal mastro muratore Pietro del fu Luigi Fossi di Montepulciano.

Nella chiesa furono poste, poi, due statue: l’una raffigurante il Beato Pier Paolo Salimbeni, conti di Castiglioncello, e l’altra il Beato Fra Antonio Cappuccino da Chianciano, probabilmente della casata dei Barolini.

Questa chiesetta custodisce una grande pala attribuita al pittore senese Ventura Salimbeni (1568-1610), un dipinto a olio su tavola lignea. L’opera è posta dietro all’altare e rappresenta Maria con i Santi Fabiano e Sebastiano. In quest’opera è stato ritratto anche un nobile della famiglia Angelotti, che si può notare ritratto in basso, inginocchiato in preghiera, identificato con Anton Maria Angelotti. Nell’opera è possibile notare anche la presenza dello stemma della famiglia Angelotti. Lo stemma raffigura un agnello con la testa rivolta a una stella e, secondo l’iconografia devozionale, il committente di questo dipinto potrebbe essere proprio Anton Maria.

In epoca contemporanea, in occasione delle missioni dell’anno mariano, nel 1954 sulla facciata di questa chiesetta fu posto un rilievo di terracotta invetriata che raffigura una Madonna con Bambino.


Ma chi erano San Fabiano e San Sebastiano?

San Fabiano (Papa e martire di Roma e papa morto a Roma il 20 gennaio 250)

Fabiano, in latino Fabianus, è stato il 20º vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica dal 10 gennaio 236 al 20 gennaio 250.

Poco si legge nella storia di lui, ma è celebre per il modo con cui fu eletto a reggere la cattedra di S. Pietro.

Era essa rimasta vacante per la morte del suo predecessore San Antero, ed i fedeli di Roma si erano raccolti per l’elezione del nuovo pastore.

Vi era fra essi Fabiano, venuto di fresco dalla campagna, che certamente non si sarebbe mai immaginato di essere l’eletto dal Signore. Stavano i fedeli in fervorosa orazione, pregando lo Spirito Santo a intervenire, quando di improvviso si vide una luce splendidissima discendere dal cielo, e di poi una colomba che leggermente venne a posarsi sul capo di Fabiano.

Non poteva essere più manifesta la volontà di Dio, e poche altre volte lo Spirito Santo è intervenuto così visibilmente nella elezione del Sommo Pontefice.

Unanimi i fedeli elessero Fabiano a loro pastore. Ferveva allora la persecuzione contro i Cristiani, e contro Fabiano specialmente volgevano i Gentili il loro odio, perché credevano che, tolto il padre, i figli cedessero. Lo catturarono infatti, e gli diedero la morte l’anno 250, soffrendo egli gloriosamente per Gesù Cristo; ma i fedeli rimasero saldi nella fede e tanti diedero il loro sangue dietro al suo esempio, piuttosto che cedere alle vane pretese dei loro persecutori.


San Sebastiano (Narbona, 256 – Roma, 20 gennaio 288)

Sebastiano è stato un militare romano, martire per aver sostenuto la fede cristiana; venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa Cristiana Ortodossa, è oggetto di un culto antichissimo.

Nacque a Narbona (Francia), ma fu educato a Milano, ricevendo una buona cultura.

Egli apparteneva all’armata dell’imperatore, godeva uno dei primi posti ed era caro a tutti per le sue belle qualità; lo stesso imperatore l’aveva in grande stima, e tanto l’amava che lo fece capitano dei pretoriani.

Ma egli ben comprese che tutti quei sorrisi, quelle ricchezze, quelle dignità erano lacci che il demonio gli tendeva, ed in cui cercava di prenderlo, e, fedele a Gesù Cristo, non si lasciò adescare. Avrebbe però lasciato al più presto ogni cosa, se non fosse stato mosso dal desiderio di arrecare aiuto, conforto ed incitamento ai Cristiani perseguitati.

Conservò quindi sotto la veste militare un ardente spirito di fede, speranza e carità, convertendo molti alla religione di Cristo ed aiutando i Martiri in tutti i modi. Per questo il Signore volle dare il premio al suo servo, e fece sì che i pagani si accorgessero dello spirito di Sebastiano.

Avvisarono l’imperatore, il quale, chiamato Sebastiano a sé, si lamentò con lui perché così male corrispondesse ai favori ricevuti, ma il santo gli rispose che gli era sempre rimasto fedelissimo, non solo, ma che più di ogni altro gli sembrava di aver corrisposto ai suoi favori, perché egli non pregava per l’imperatore gli  e i falsi e bugiardi, ma pregava l’unico vero Dio, che solo e veramente poteva fare del bene alla sua angusta persona.

Ciononostante, Diocleziano lo fece legare ad un palo, ordinando che fosse ucciso a colpi di frecce e Sebastiano, che aveva incoraggiati tanti alla morte per Cristo, seppe egli stesso sopportarla gloriosamente.


Curiosità

A proposito di San Sebastiano esiste un dato storico certo, che testimonia il culto di questo santo sin dai primi secoli, è l’inserimento del nome di Sebastiano nella Depositio martyrum, il più antico calendario della Chiesa di Roma e risalente al 354.

Il Depositio martyrum è un cronografo datato nell’anno 354, è un calendario illustrato di quell’anno, accompagnato da altri testi e illustrazioni, opera del calligrafo Furio Dionisio Filocalo, il cui nome è riportato nella dedica sulla prima pagina del codice, offerto ad un aristocratico romano di fede cristiana di nome Valentino. Secondo gli studiosi il Cronografo contiene documenti risalenti almeno al 336.

 

 

 

 

 

Affresco conservato all’interno della Chiesa

San Fabiano  è celebre per il modo con cui fu eletto. Alla morte di S. Antero, i fedeli di Roma si erano raccolti per l’elezione del nuovo pastore. Vi era fra essi Fabiano, venuto di fresco dalla campagna, che certamente non si sarebbe mai immaginato di essere l’eletto dal Signore.I fedeli erano in fervorosa orazione, pregando lo Spirito Santo a intervenire, quando di improvviso una luce splendidissima discese dal cielo, e poi una colomba venne a posarsi sul capo di Fabiano.

Pagina creata l’11 ottobre 2018 – Aggiornata il 29 aprile 2020 ore 12.45

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