Il Tempio della Madonna della Rosa

Questa è la più bella chiesa di Chianciano Terme, disegnata da Baldassarre Lanci (Urbino 1510-1571, ingegnere militare, architetto e inventore), nel 1569, architetto prima del Duca di Urbino e poi del Granduca Cosimo I dei Medici, che riuscì ad imprimere nel disegno la sua geniale maestria (vedi scheda a lui dedicata tra i Personaggi). Purtroppo, però, il Lanci non poté curare i lavori da lui progettati del tempio per mancanza di soldi.

La chiesa a croce greca si innalza su cinque livelli culminanti nella lanterna ed è affiancata ad un campanile a vela a due campane. L’edificio è costruito sui lati da tre corpi avanzati e su ognuna delle tre facciate si trova un frontone con apertura circolare in mezzo. Il nucleo centrale della chiesa, invece, è stato realizzato con una costruzione centrale sopraelevata al cui culmine è stata posizionato un cornicione dentellato su cui poggia la lanterna a forma ottagonale. I portali delle tre facciata sono, infine, sormontati da tiepidi decorati con volti di angeli scolpiti.

Al suo interno vi è dipinta in una parete, l’immagine della Madonna della Rosa.

Il progetto, di grande valenza, sicuramente scaturì dalla forte devozione dei chiancianesi, e in questo caso dei contadini, nei confronti della Madonna. Una devozione antica tanto che, gli Statuti di Chianciano del 1287 iniziano con l’invocazione ai protettori del paese: la Beata Vergine Maria e San Giovanni Battista.

L’edificio venne eretto tra il 1585 ed il 1599, dopo varie controversie nate nella scelta del luogo dove doveva sorgere la chiesa.

La planimetria adottata da Baldassarre Lanci da Urbino, ideatore del complesso, fu quella della croce greca. La facciata classicistica è di grande semplicità e i quattro bracci della chiesa si uniscono sotto un tiburio quadrato con lanterna poligonale.

La chiesa prende il nome dall’affresco conservato all’interno, dove è raffigurata la Madonna che porge una rosa bianca al Bambino, opera ignoto artista senese del XV secolo, eseguita tra il 1370 ed il 1400. Alla destra della Vergine si vede in piedi San Giovanni Battista, con un cartiglio e la croce astile in mano, e a sinistra San Bartolomeo, con la Bibbia e il coltello: i due santi sono i protettori di Chianciano. La Madonna che si trovava nella vecchia cappella, fu trasportata con una processione solenne il 3 novembre 1599 e da allora fu aperta al culto.

Il cinquecentesco altare maggiore è realizzato in travertino, rifinito da due lesene e dalla cornice dell’affresco in marmo bianco e nero di Chianciano (il marmo, infatti, si poteva estrarre nelle colline circostanti Chianciano).

Sul lato sinistro della chiesa si trova la tela di Santa Caterina di Alessandria (con la ruota, simbolo del suo martirio) e San Francesco, ai quali si apre la visione della Trinità.

Sul lato destro, all’interno della Chiesa della Madonna della Rosa si trova un altro affresco, la cosiddetta Madonna delle Carceri, con il bambino sulle ginocchia, entrambi inseriti in una finta architettura marmorea; è opera senese del Trecento e pare sia stato donato da alcuni nobili chiancianesi che, nel 1346. L’ipotesi del nome di questa Madonna potrebbe essere attribuita al fatto che la vecchia chiesina della Madonna dell’Incarcere o Madonna della Neve si trovava vicino ad un carcere poco lontano, sul colle detto Pietriccia o Poggio alle Forche, dove venivano giustiziati i mafattori.

Vi sono poi nelle nicchie statue di alcuni santi che non sono riconducibili alla storia di Chianciano, come Santa Daria, San Giuseppe col bambino in braccio, Sant’Anselmo d’Aosta (arcivescovo di Canterbury) e Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, con a fianco un porcellino. Quest’ultimo santo ha più ragione degli altri di essere raffigurato perché questa chiesa fu voluta dai contadini, pare. All’interno della chiesa ancora oggi sono presenti gli anelli metallici che servivano per legare gli animali di grossa taglia, in particolare in occasione della benedizione del 17 gennaio, il giorno in cui cade la festività di Sant’Antonio.

Molto tempo dopo l’erezione di questa chiesa anche i due architetti chiancianesi Leonardo Massimiliano de’ Vegni (1734-1801) e Luigi Sgrelli de’ Vegni (1765-1823), innamorati della struttura cercarono di abbellirla. Il primo vi disegno una cupola nello stile del Lanci, una finta cupola progettata nel 1766; il secondo decorò la chiesa nel modo in cui è possibile ammirarla oggi, ovvero la decorò con quattro finestre con otto coppie di pilastri intramezzati da quattro nicchie che ospitano le statue dei quattro evangelisti, ognuno dei quali ha accanto a sé il proprio simbolo: San Matteo è accompagnato dal bue; San Marco dal leone; San Luca da una figura umana e San Giovanni dall’aquila.

Con il trascorrere del tempo all’interno della chiesa vengono inseriti anche altri elementi. Accanto alla portone d’ingresso si trova anche il monumento sepolcrale di Francesco Bonci Casuccini (1781-1857), chiancianese poliedrico e noto in ambito nazionale che si distinse principalmente per le sue composizioni musicali sacre. Il monumento funebre realizzato dallo scultore senese Tito Sarrocchi (1824-1900), come lui stesso aveva chiesto ai figli, fu deposto nella chiesa nel 1861. Ai piedi della figura si trova un bassorilievo con il ritratto del defunto posto tra gli stemmi delle famiglie Bonci e Casuccini.

Questa chiesa, dove il bianco del travertino è in contrasto con il cotto prodotto anticamente in questa terra, rappresenta l’edificio più prestigioso di Chianciano.


Curiosità

Le diatribe per scegliere il luogo della costruzione del Tempio

Sul luogo dove doveva sorgere la chiesa vi furono diverse controversie. All’inizio, infatti, i chiancianesi volevano costruirla in un colle denominato “Colle Crocifisso” (Contrada della Pietriccia), dove esisteva già una cappella dedicata a Gesù in Croce al cui interno vi era un ritratto di una Madonna a cui tutti erano molto devoti. In seguito fu poi deciso di edificar la chiesa a lato dell’antica chiesetta denominata Santa Maria in Carcere, sulla via Stiglianese, poco distante dalla Porta del Sole (Contrada dell’Incarcita).

L’8 settembre 1585 fu convocato il Consiglio del comune, alla presenza del Podestà, dei Priori, del Camerlengo, dei Consiglieri e dei Massari deputati alla Madonna della Rosa e la scelta del luogo fu messa a votazione e questi furono i risultati:
per la Contrada dell’Incarcita: Lupini Bianchi 25 e Neri 5;
per la Contrada della Pietriccia: Lupini Bianchi 8 e Neri 22;
per la Contrada delle Taverne: Lupini Bianchi 5 e Neri 25;
(i Lupini Bianchi erano a favore, quelli Neri contrari).

Per dare maggiore impulso ai lavori, nel 1590, il Consiglio comunale sostituì ai due Massari annuali, quattro Massari perpetui: Ventura D’Ottavio Vegni, Scipione Salimbeni, Salvatore Panseri e Domenico Angelotti.


Il bifolco che lavora la terra

La tradizione popolare attribuisce la nascita di questa chiesa all’iniziativa di alcuni agricoltori chiancianesi che, vedendosi poco accettati nella Chiesa di San Giovanni Battista, all’interno delle mura del Castello, decisero di costruirne una fuori dalle mura che doveva “superare ogni confronto”. I contadini, più di altri, dettero i loro contributi e offerte per la costruzione della nuova chiesa. In riconoscenza delle loro elargizioni, i Massari (amministratori) fecero incidere, in più luoghi, un bifolco (colui che bada i bovini) in atto di lavorare la terra con i buoi attaccati all’aratro.


Tre Contrade fuori dalle mura: Incarcita, Pietriccia e Taverne

All’interno del mura, dalle fonti storiche sappiamo che vi erano tre Terzieri o Contrate, che hanno assunto nomi diversi a seconda del periodo storico. Con la Contrada dell’Incarcita, della Pietriccia e delle Taverne (più volte citata nelle fonti storiche) abbiamo altre tre Contrade a Chianciano, tutte fuori dalle mura di cui: la prima comprendeva l’area dove oggi si trova la Chiesa della Madonna della Rosa; la seconda identificava i contadini sul colle dove ancora oggi esiste la località che porta questo nome, Pietriccia; la terza, delle Taverne era l’area fuori da Porta Rivellini.


La festa della Madonna della Rosa

Il 3 novembre di ogni anno, da quando fu trasportata la Madonna che porge una rosa al Bambino nella Chiesa della Madonna della Rosa (3 novembre 1599), in questa ricorrenza si svolgevano animate feste popolari, con giochi tradizionali, la gara all’Albero della Cuccagna, il Tiro alla Fune, la Corsa degli Insacchi e altre manifestazioni caratteristiche.


Il miracolo della Madonna delle Carceri

All’interno della Chiesa della Madonna della Rosa – come detto – si trova un altro affresco, la cosiddetta Madonna delle Carceri,  opera senese del Trecento donato da alcuni nobili chiancianesi nel 1346. La leggenda narra di un miracolo operato da questa immagine, quando nel 1346 salvò, liberandoli dalle catene, i maggiorenti chiancianesi fatti prigionieri dagli orvietani perché considerati traditori in quanto si erano alleati con la Repubblica Senese. L’affresco che la ritraeva, dunque, fu posto sul lato destro della nuova chiesa.

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