Il Rabarbaro

Perchè vi parliamo del rabarbaro? Perchè qui, intorno alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, un chiancianese approfondì la conoscenza di questa pianta e creò un amaro con questa erbacea: l’amoro di Chianciano o Rabarbaro di Chianciano.
Il rabarbaro (genere Rheum) è una pianta erbacea perenne, rizomatosa, appartenente alla famiglia delle Polygonaceae, comprendente 60 specie diffuse spontanee in Europa e in Asia.
Le specie del genere Rheum hanno un robusto rizoma carnoso da cui viene emesso ogni anno un nuovo apparato vegetativo che può raggiungere altezze anche superiori ai 200 cm.
Le foglie, di grandi dimensioni, sono in gran parte riunite in una rosetta basale, disposte con fillotassi alternata, con piccioli lunghi cilindrici e carnosi e lembo variabile da ovato-cordato a reniforme, semplice o palmato-lobato. Il margine è intero o dentato, più o meno ondulato.
I fiori sono bisessuali, riuniti in pannocchie terminali lungamente peduncolate che possono raggiungere alcuni decimetri di lunghezza. I singoli fiori hanno simmetria raggiata, con perigonio
composto da sei tepali di colore bianco o giallastro. Stami in numero di 6 o 9. Ovario supero, contenente un solo ovulo.
Il frutto è una noce trigona con spigoli prolungati in un’ala membranosa.
L’uso del rabarbaro a scopo alimentare o medicinale ha origini antichissime in alcune popolazioni asiatiche. Sembra che i Cinesi lo usassero già dal 2700 a.C. e che rientrasse fra gli alimenti tradizionali delle popolazioni mongole.
L’uso alimentare fra le popolazioni occidentali, soprattutto di cultura anglosassone, risale invece ad epoche più recenti, probabilmente introdotto a seguito dell’espansione coloniale delle superpotenze europee. Poi si è diffuso ovunque sino a catturare l’attenzione, intorno, alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, anche a Chianciano Terme.
I principi attivi del rabarbaro, che sono contenuti nel rizoma. Il rizoma del rabarbaro è conosciuto come un regolatore delle funzioni digestive. A dosi basse stimola la secrezione gastrica e la secrezione biliare, pertanto ha proprietà aperitive, digestive e depurative del fegato, oltre ad essere un blando lassativo.
A Chianciano intorno quegli anni, la gente aumentava ogni anno sempre di più, e veniva per “passare le acque”, conosciute per avere proprietà depurative per il fegato.
Così nel 1961 un chiancianese, Gabriello Santoni, decise di aprire uno stabilimento per la produzione del “Rabarbaro di Chianciano” e creò una equilibrata miscela di rizomi di rabarbaro posti in infusione con erbe officinali aromatiche.

 

aggiornamento 23 maggio 2019

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