La Fortezza prima Castello dei Conti Manenti



Per raggiungere il Castello Manenti occorre arrivare nella piazza centrale del centro storico.

Davanti alla Fontana di Piazza Matteotti si prende la strada a sinistra e dopo pochi passi si trova una scalinata in salita a cui si accede al Castello Manenti, oggi più noto con il nome di “Monastero” in quanto vi hanno abitato delle monache per diverso tempo dopo la cacciata dei Conti Manenti. Il luogo sorprende per il suo silenzio.

Si accede al castello da una scalinata denominata “Scalea dei Rimbotti e Manenti“.


La fortezza al tempo dei Conti Manenti

Un documento del 1072 dice che il Castello all’epoca era sotto la dominazione dei Conti Manenti, signori di Chiusi, Sarteano e Chianciano, i quali nel 1229 legarono questo feudo a Siena.

Si sa che cessata la dominazione di questi Conti, tra il 1264 e il 1276, Chianciano rifiorì, anche sotto il profilo urbanistico e si resse come libero Comune, pur essendo sempre stato conteso tra Orvieto e Siena e soccombendo poi a Firenze, come tutta la Toscana, dopo una resistenza che quasi la distrusse (a. 1557).

Conti Manenti, feudatari di Chianciano, erano una consorteria longobarda discendente dai Farolfi o Farolfingi, detta anche dei Rimbotti e da qui il nome della scalea che conduce all’interno del castello.

Nel castello dove vivevano i Conti Manenti trovò sede, poi, il Palazzo del Podestà, pur continuando a rappresentare un valido baluardo di difesa. In quegli anni, quando Chiusi già dal XI secolo era devastata dalla malaria a causa dell’aria infetta della palude in Valdichiana, vennero a risiedere a Chianciano i Vescovi.

La città venne divisa in tre “terzieri”: il “Terziere dei Borghesi” che era quello dei mercanti e degli imprenditori, il “Terziere dei Militi o dei Cavalieri”” e il “Terziere dei Pedoni”, abitato da artigiani, contadini e servi; partecipavano alla gestione del Comune i rappresentanti di ogni terziere, i quali erano raccolti in un “Consiglio Generale” che aveva come incarico anche la nomina del Podestà.

La fortezza diventa monastero dal 1544

Il primo Monastero sorto a Chianciano trovò sede in quello che era il Castello dei Conti Manenti. Fu edificato sulle rovine della fortezza o rocca con torre e cassero abitata dai Manenti. L’epoca della sua fondazione è incerta ma se ne parla in un testamento di un certo Antonio di Senso del Bello (famiglia poi detta Bellini) datato 6 giugno 1517.

All’interno della fortezza esisteva già da prima la Chiesa di San Michele Arcangelo, oggi sede della scuola di musica dell’Istituto musicale Bonaventura Somma. Nel 1528 all’interno della chiesa vi fu eretta la Confraternita del Corpo di Cristo. Questa chiesa, nel 1536, fu concessa alle monache clarisse, come risulta da un testamento di Monna Lena di Antonio, le quali la eressero a Monastero dal 1544.

Furono i chiancianesi a favorire la costruzione del Monastero sovvenzionando le opere con elemosine e denaro o fornendo materiali da costruzione. Dalle fonti storiche sappiamo che fu il Camerlengo ad ordinare che ciascun capo famiglia fosse obbligato a portare davanti all’ingresso del Monastero “cinque some d’asino di sassi”. Ma la costruzione fu sospesa subito dopo, l’anno successivo allo scoppio della guerra di Siena, nel 1553, e le monache furono costrette a sgomberare perché questo luogo divenne nuovamente la fortezza dei chiancianesi. Durante la guerra di Siena, infatti, una parte dei conflitti si svolsero nella battaglia di Chiusi, poco distante da Chianciano, quando nei primi mesi del 1554 le milizie spagnole si diressero nel territorio sud-orientale della Repubblica senese con l’obbiettivo di espugnare le agguerrite fortezze senesi e di bloccare le vie di rifornimento della città assediata. Tutta la Val di Chiana fu messa a “ferro e fuoco”.

Con guerra di Siena si intende il conflitto, inquadrato all’interno delle guerre d’Italia franco-spagnole, combattuto tra il 1552 ed il 1559 per il controllo della Repubblica di Siena. La guerra di Siena terminò senza la sconfitta sul campo per Siena: la Repubblica riparata a Montalcino, l’esercito senese ed il contingente francese rimasero in armi fino al termine del conflitto tra Regno di Francia e Impero spagnolo, sopravvivendo anche alla morte di Carlo V ed all’assunzione al trono di Filippo II. Nel 1559, dopo 65 anni di conflitti quasi ininterrotti, il trattato di Cateau-Cambrésis pose fine alle guerre d’Italia con la vittoria degli spagnoli, decretando quindi anche la fine dei conflitti in Toscana.

Le monache andarono a vivere, fino al 1560, nel Palazzo Vescovile che si trovava accanto alla Chiesa di San Giovanni. Terminata la guerra, il Duca Cosimo I de’ Medici fece restaurare la fortezza, che era stata devastata ed incendiata durante la guerra di Siena. Le monache tornarono ad abitare nel cassero nel 1560 e furono proseguiti i lavori per trasformare la fortezza in monastero.


La fortezza: poi Monastero di San Michele Arcangelo dal 1544

Il primo Monastero sorto a Chianciano trovò sede in quello che era il Castello dei Conti Manenti. Fu edificato sulle rovine della fortezza o rocca con torre e cassero abitata dai Manenti. L’epoca della sua fondazione è incerta ma se ne parla in un testamento di un certo Antonio di Senso del Bello (famiglia poi detta Bellini) datato 6 giugno 1517.

All’interno della fortezza esisteva già da prima la Chiesa di San Michele Arcangelo, oggi sede della scuola di musica dell’Istituto musicale Bonaventura Somma. Nel 1528 all’interno della chiesa vi fu eretta la Confraternita del Corpo di Cristo. Questa chiesa, nel 1536, fu concessa alle monache clarisse, come risulta da un testamento di Monna Lena di Antonio, le quali la eressero a Monastero dal 1544.

Dopo l’edificazione, la direzione del Monastero passò ai frati Osservanti, che nel 1544 ottennero dal pontefice Paolo III il Breve l’erezione a Canonica, l’approvazione a Monastero e quindi la conferma dell’Ordine delle suore.

Furono i chiancianesi a favorire la costruzione del Monastero sovvenzionando le opere con elemosine e denaro o fornendo materiali da costruzione. Dalle fonti storiche sappiamo che fu il Camerlengo ad ordinare che ciascun capo famiglia fosse obbligato a portare davanti all’ingresso del Monastero “cinque some d’asino di sassi”. Ma la costruzione fu sospesa subito dopo, l’anno successivo allo scoppio della guerra di Siena, nel 1553, e le monache furono costrette a sgomberare, perché questo luogo divenne nuovamente la fortezza dei chiancianesi, e andarono a viver nel Palazzo vescovile, accanto alla Chiesa di San Giovanni Battista.

Durante la guerra di Siena, infatti, una parte dei conflitti si svolsero nella battaglia di Chiusi, poco distante da Chianciano, quando nei primi mesi del 1554 le milizie spagnole si diressero nel territorio sud-orientale della Repubblica senese con l’obbiettivo di espugnare le agguerrite fortezze senesi e di bloccare le vie di rifornimento della città assediata. Tutta la Val di Chiana fu messa a “ferro e fuoco” ed il 12 agosto 1554 fu saccheggiata anche la terra di Chianciano e la fortezza dove vivevano le suore fu incendiata.

Con guerra di Siena si intende il conflitto, inquadrato all’interno delle guerre d’Italia franco-spagnole, combattuto tra il 1552 ed il 1559 per il controllo della Repubblica di Siena. La guerra di Siena terminò senza la sconfitta sul campo per Siena: la Repubblica riparata a Montalcino, l’esercito senese ed il contingente francese rimasero in armi fino al termine del conflitto tra Regno di Francia e Impero spagnolo, sopravvivendo anche alla morte di Carlo V ed all’assunzione al trono di Filippo II. Nel 1559, dopo 65 anni di conflitti quasi ininterrotti, il trattato di Cateau-Cambrésis pose fine alle guerre d’Italia con la vittoria degli spagnoli, decretando quindi anche la fine dei conflitti in Toscana.

Le monache andarono a vivere, così, nel Palazzo Vescovile che si trovava, come detto, accanto alla Chiesa di San Giovanni. Terminata la guerra, il Duca Cosimo I de’ Medici fece restaurare la fortezza, che era stata devastata ed incendiata durante la guerra di Siena. Il Comune, dagli atti d’archivio del Consiglio Comunale dell’epoca, nella seduta del 16 agosto 1559 decretò di riassegnare la fortezza alle suore. Le monache tornarono ad abitare nel cassero nel 1560 e furono proseguiti i lavori per trasformare la fortezza in monastero. La comunità chiancianese aiutò nella ricostruzione della fortezza sovvenzionando i lavori e fu fatto anche un ampliamento rispetto alla struttura fortificata originaria.

Le suore vivevano in uno stato di povertà assoluta e in base ai registri delle “bocche” del 6 aprile 1559 erano 27. Al loro ritorno nel Monastero, non ne conosciamo i motivi, iniziarono forti dissidi tra loro. Del fatto fu informato il papa che il 25 aprile 1565 emanò l’ordine che nessuno si avvicinasse al Convento ed il Vescovo Pacini proclamò addirittura la scomunica contro le religiose. Nel 1567 le suore si separarono e cinque di loro fondarono il Convento di San Giovanni Evangelista, vicino alla Chiesa di San Giovanni, conosciuto anche come “Fortificazione del Corno2.

Il 12 settembre 1610 le suore che vivevano nel Monastero di San Giovanni Arcangelo ottennero la clausura. Nel portone del convento sotto lo stemma mediceo un tempo c’era la seguente iscrizione: “Tuta Protectio” (protezione sicura).

Passarono quasi due secoli quanto nel 1788 il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, dopo aver proclamato questo convento “Conservatorio”, effettuò elargizioni a favore di queste suore al fine di ampliare ed abbellire la fortificazione. Ancora oggi è possibile, a memoria di questo evento, vedere l’iscrizione posizionata accanto alla porta d’ingresso del Monastero, una lapide in marmo nella quale è inciso:

PETRO LEOPOLDO AUSTRIACO
M. HETR. DUCI CLEMENTISSIMO
QUOD CORETROPHIUM HOCCE
S. MICHAEL ARCANG. NUNCUPATUM
AD PUELLAS RELIGIONE, ARTIBUS, MORIBUS,
RECTIUM INFORMANDAS
RESTITUERIT EXORNAVERIT
REDITIBUS AUXERIT
OPTIMO AUG. BENEFICENTISSIMO PRINCIPI
PERENNE MONUMENTUM
A.D. MDCCLXXXVIII CLANCIANENSES P.P.

In seguito alla liberazione di Roma, dopo il 1871, e l’approvazione della Legge delle Guarentigie – provvedimento legislativo del Regno d’Italia approvato il 13 maggio 1871, che regolò i rapporti tra Stato italiano e Santa Sede fino al 1929, quando furono approvati i Patti Lateranensi – il monastero fu espropriato alla chiesa per passare allo Stato che, a sua volta, lo affidò l’8 agosto 1897 al Comune. Tuttavia, le suore ottennero il “diritto vitalizio di abitazione” fino al 1909, anno in cui l’ultima suora si estinse.

Durante la prima Guerra Mondiale il Monastero diventò il quartier generale militare e, terminata la guerra, il Comune lo destinò in parte a magazzini comunali ed in parte a case per le famiglie operarie. All’interno della fortezza fu aperta anche la Scuola Elementare e l’Asilo “E. De Amicis”.

Buona parte del patrimonio storico, artistico e religioso che si trovava all’interno del Monastero di San Michele Arcangelo, purtroppo è stato distrutto nel maggio del 1921 quando squadre fasciste fecero irruzione all’interno distruggendo e saccheggiando l’ambiente.

Intorno agli anni Sessanta del Novecento il Comune ha venduto il Monastero e così, pian piano, quel luogo che era stato Castello dei Manenti prima, Monastero di San Michele Arcangelo, è stato completamente modificato e suddiviso in abitazioni private.


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